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STORIA , ARTE E ARTIGIANATO
DI CARIATI
A cura di: Maria Acinapura

RICERCA
SUL NOME DI CARIATI
Canto popolare tramandato oralmente
dai nostri nonni e
riportato nel libro "Cariati nella storia" dei fratelli
Franco e Romano Liguori, storici di Cariati.
Cariati è bedda e n'haru u numu
e sta suggetta a na praja di maru.
E’ nturniata di novi spuntuni
chi para nu casteddu 'mperialu.
Chi mala sciorta ! Chi mala fortuna !
Venneri li Turchi e la cannuniaru.
Ma idda sempre 'nghuaccia a la marina chiù forta rinascia 'ntra li
sui mura.
Riflessione:
Dal primo rigo di questo canto
popolare si può dedurre che il
nome Cariati deriva da "Carina" per il suo grazioso
aspetto
che presentava alle navi in navigazione.
CARTA TOPOGRAFICA DEL CENTRO STORICO
Legenda
1) Porta della
cinta urbica (sec. XV)
2) Palazzo del
Seminario (sec. XVII)
3) Torre della Grotta
4) Torre del
Largo
5) Mura di Santa
Croce
6) Torre della
Guardia
7) Torrione
della Valle
8) Chiesa della
SS Annunziata
9) Torrione
dell'Annunziata
10) Ponte (antica porta di mare)
11) Chiesa di S.
Antonio
12) Palazzo
Vescovile (sec, XVII)
13) Cattedrale
(sec. XIX)
14) Chiesa della
SS Trinità
15)Palazzo
Municipale e Torrione degli Spinelli
(sec. XVI)
16) Torrione
della Travaglia
CENNI
STORICI
Cariati è situata su un’ amena
collina in vista del mare ( 50 metri s.l.m.); è di origine molto
antica, è stata una colonia Greco-Romana (lo testimoniano i preziosi
resti trovati nella località Salto ed esposti al Museo di Sibari e i
resti di un abitato romano nella località Frasso e Santa Maria).
Cariati possiede un caratteristico e ben conservato Centro Storico,
cinto da poderose mura e da otto torrioni, alcuni a forma di cono
tronco e altri poligonali, risalenti al periodo della dominazione
Bizantina. La cinta muraria fu consolidata e rimaneggiata nei secoli
XV e XVI, al tempo della dominazione Aragonese, quando la cittadina
era feudo della potente famiglia dei Ruffo e poi sotto il dominio
degli Spinelli. Sotto il dominio dei Ruffo, nel 1437, Cariati
divenne sede vescovile. Altre signorie si sono succedute nel tempo:
i Riario, i Sanseverino, i Coppola, i Borgia, gli Spinelli. Nel
1500 subì continui attacchi da parte dei pirati turchi e nel 1544
il paese venne completamente distrutto. Tra il 1806 e il 1815 subì i
danni del brigantaggio del re Caremma, uno dei peggiori briganti di
quei tempi. Nel centro città si accede da una vera e propria porta
(quella che i Cariatesi chiamano "Ponte nuovo”), attraversandola, si
ha l'impressione di entrare in un grande castello. La via
principale, Corso XX Settembre, è fiancheggiata da numerosi
vicoli che portano ai vari quartieri volgarmente chiamati “ rughe”:
il Ponte, la Valle, Santa Croce, la Grotta, la Piazza, la Travaglia.Da
alcuni decenni, intorno al centro storico, si sono sviluppati nuovi
quartieri: Vignola, S. Antonio, Scoglio, Carrera; sul litorale si è
sviluppata una vera e propria cittadina: Cariati Marina.
Il Palazzo del Seminario
All'inizio del corso XX Settembre,
subito dopo il Ponte Nuovo si trova il Palazzo del Seminario, la cui
istituzione fu voluta dal vescovo Francesco Gonzaga nella prima metà
del Seicento. Il maestoso edificio, che reca sul portone d'ingresso
lo stemma in pietra della nobile
famiglia mantovana, incorpora uno dei torrioni del paese ed è
costruito sulle mura che guardano a mezzogiorno verso Terravecchia.
Fino a 50 anni fa è stata la sede del Seminario e preparava gli
studenti a vocazione sacerdotale, negli ultimi decenni è stata la
sede dell’ Istituto S. Leonardo e accoglieva i figli degli
emigranti, dal 2000 è diventato “ Ostello del Pellegrino”.
La Cattedrale
Sul Corso XX Settembre si trova la
Cattedrale di S.
Michele Arcangelo, un bello e raro esempio di chiesa
neoclassica calabrese. La costruzione, anche se di origine
quattrocentesca, non conserva nulla dell'aspetto primitivo.
E' stata ricostruita
nell'ottocento dall'architetto napoletano Dentice su incarico del
vescovo Nicola Golia. L'interno ha un aspetto basilicale con tre
navate divise da massicce colonne in muratura. L'esterno presenta
una facciata porticata a forma di tempio prostilo su cui si erge la
Torre Civica con l’Orologio.
Molto bella e maestosa la Cupola della Cattedrale e la Torre
Campanaria.
Il Palazzo Vescovile
II Palazzo Vescovile è affiancato
alla Cattedrale, è stato
costruito nel Seicento (1649) su iniziativa del vescovo
Francesco Gonzaga e completato dal vescovo Gerolamo
Barzellini nel 1685, come risulta dall’ epigrafe latina
murata in un angolo della facciata.
Chiesette Minori
Lungo
il corso XX Settembre si trovano due chiesette dedicate alla S. S.
Trinità e a Sant’ Antonio. Nel Rione Valle si trova la chiesa
dell'Annunziata.Alla marina c’è la chiesetta della Madonna delle
Grazie. Sono modesti edifici sacri del Cinquecento e del Seicento..
La Chiesa degli Osservanti
Fuori dalla cinta urbica, a
cinquecento metri, sulla S.S.108 (Silana di Cariati) si trova il
monumento più interessante di Cariati: la Chiesa dei Minori
Osservanti o di Santa Filomena, del secolo XV, in stile tardo
gotico, fatta costruire dal nobile
fiorentino
Bonaccorso Caponsacco, a quell’ epoca signore del luogo. Il sacro
edifìcio che, originariamente faceva parte di un complesso monastico
dei frati dell'Ordine dei Minori Osservanti, nonostante gli
interventi di trasformazione subiti, conserva i caratteri
planimetrici e strutturali originali; l'interno è costituito da
un'unica navata, con copertura a capriate, e termina con un'abside
quadrangolare; l'esterno presenta una sobria facciata su cui spicca
un bel portale ogivale in pietra. Interessante è la cupola a
costoline, rivestita all'interno con mattonelle policrome di
maiolica decorate con un motivo araldico.
La Cinta Muraria
II centro storico è
ancora interamente cinto da poderose
mura, inframmezzate, di tanto in tanto, da massicci
torrioni, alcuni a forma di cono tronco e altri poligonali.
La cinta muraria è una fortificazione realizzata, su
preesistenze bizantine, verso la metà del XV secolo, al
tempo della dominazione aragonese, quando la cittadina
era feudo della potente famiglia dei Ruffo; ha un
perimetro di un chilometro ed è inframmezzata da 8
torrioni, che danno al paese l'aspetto di un tipico "borgo
turrito medioevale". Le mura di Cariati costituiscono un
raro esempio di apprestamento difensivo quattrocentesco
discretamente conservato ed integro in tutta la sua
estensione. Con i suoi bastioni di blocchi cordonati, i torrioni
tronco-conici e poligonali, le cortine protezionali ampliate verso
il mare, il centro fortificato di Cariati si ispira al principio
difensivo della "muraglia bastionata" molto seguito dagli
architetti militari aragonesi.
Recentemente Cariati antica è stata annoverata tra i 305 borghi più
belli d'Italia ( in Calabria è tra i 16 più belli).
Palazzo Venneri
Palazzo Venneri ha preso
il nome dall' ultima famiglia
nobile di Cariati che lo ha posseduto e abitato. Oggi si
chiama anche Palazzo del Municipio perché è sede del
Comune. E' un palazzo molto importante e antico,
costruito sui ruderi della casa dei principi Spinelli; il lato a
nord si affaccia sul mare quello a sud sulla Piazza Fabio Friozzi.
Piazza Fabio Friozzi
Significativa dal punto di vista
storico è la Piazza Fabio
Friozzi, antistante il Palazzo Municipale. E" intitolata al
principe di Cariati Fabio Friozzi, caduto valorosamente in
Zuetina nella Pirenaica, il 12 marzo 1914, a soli 25 anni. Era
figlio di Margherita Spinelli, ultima discendente della
nobile famiglia napoletana, i cui esponenti si
tramandavano da secoli i titoli di principi di Cariati.
Margherita,
che, in mancanza di discendenti maschi da
parte degli Spinelli, aveva assunto il titolo di principessa
di Cariati, era andata in sposa ad un Friozzi trasferendo,
pertanto, titoli e beni ai discendenti di tale unione. La
notizia della morte gloriosa del principe Friozzi destò
commozione tra i cittadini di Cariati. Il sindaco di allora,
il dr. Francesco Lettieri, a nome di tutta la cittadinanza,
inviò un telegramma di condoglianze alla principessa Margherita
Spinelli informandola che Cariati avrebbe
onorato la memoria del principe con l'intitolazione di una
piazza del paese.
Piazza Plebiscito
Piazza Plebiscito è la piazza
centrale e anche la più importante del paese. Anticamente si
chiamava semplicemente Piazza,
ma dopo l'unità d'Italia, avvenuta nel 1870, con Roma
capitale, venne chiamata Piazza Plebiscito per ricordare
l'importantissimo evento storico della consultazione
popolare, cioè il plebiscito che annetteva tutti i territori
allo Stato Italiano. In questa piazza si svolgono le feste
più importanti del paese e tante manifestazioni civili e
religiose.
Piazzetta Valle
Si trova nella parte più
bassa del Centro Storico e prende
il nome dal rione "Valle " in cui si trova. È una piazzetta
molto spettacolare e caratteristica, visitata ed apprezzata
dai tanti turisti che l'estate soggiornano a Cariati. Si trova
sulle mura di cinta da cui si gode una splendida vista sul
mare e su tutta la Marina: la spiaggia e il Porto turistico e
peschereccio.
Piazza Marconi
E’ un angolo del borgo
antico molto suggestivo, da cui
si gode una bella vista della cinta muraria ed un ampio
panorama della Marina. Questa piazza è meglio conosciuta
come
il PONTE perché anticamente vi era la porta di accesso verso il
mare. Qui si trova la redazione del periodico d'informazione e
cultura cariatese "IL PONTE” chiamato così proprio in riferimento al
luogo. La nuova denominazione Piazza Marconi è stata data per
onorare un personaggio italiano molto illustre: Guglielmo Marconi,
inventore della radio. In questa piazza si trova la sede della
radio locale, "Radio Centrale Cariati", che trasmette dal 1977.
La Tomba Brezia
II
periodo archeologicamente più documentato di Cariati
antica è quello relativo all'età brezio - ellenistica ( IV - III
sec. a.C.), allorquando le colline immediatamente
sovrastanti la Marina erano densamente popolate da
nuclei di genti brezie (ITALICI), dedite all'agricoltura e
alla pastorizia. Su una di queste colline, quella del Salto,
è
stata scoperta nel 1978 una monumentale tomba a camera sotterranea,
risalente al 330 circa a. C. e appartenente a un guerriero brezio,
probabilmente capo della comunità locale, sepolto con un' armatura
in bronzo, l'elmo e una spada falcata in ferro, unitamente a un
ricco corredo di accompagno ( i reperti sono attualmente
esposti nel Museo di Sibari).
Ricerca storica sui Bruzi
I Bruzi, in latino Bruttii, erano
un’ antica popolazione italica stanziatasi nel secolo IV a.C. nel
Bruzio, odierna Calabria centro-meridionale, raggiunsero la massima
potenza nel secolo III a.C.. Furono assoggettati dai romani nel 202
a. C. Erano popolazioni indigene, guerriere, dedite alla pastorizia
e all’ agricoltura. I reperti mostrano la storia di un popolo fiero
e guerriero, alleatosi con i Cartaginesi durante la guerra di
Annibale e per questo duramente represso dai Romani che, sminuendone
il valore, parlano di “schiavi fuggitivi”. La documentazione
archeologica contrasta con questa definizione perché, nella tomba
rinvenuta, è stato trovato un ricco corredo di accompagno composto
da pugnali e cinturoni in bronzo, utensili da cucina, anfore che
attestano una civiltà progredita, probabilmente allevatori di
cavalli, come testimonia anche il ritrovamento di statuette votive
in terracotta su cui sono raffigurati i cavalieri.
L’ARTIGIANATO
LA TESSITURA
La tessitura è l’attività artigianale più conosciuta e più
interessante di Cariati. Ha origini molto antiche ed è stata
importata dall’Oriente da quelle persone che riuscirono a tornare
in paese dopo le deportazioni in Turchia, seguite alle numerose
incursioni piratesche del XV secolo.
Secondo una leggenda popolare, molto cara ai Cariatesi, l’arte della
tessitura sarebbe stata introdotta nel nostro paese da una giovane
donna, Laura che, nel 1544, durante l’assedio del corsaro Khir
ed-Dim detto Barbarossa, venne catturata e portata a Costantinopoli
dove sarebbe divenuta la favorita del Sultano. La bella Laura
soggiornò per lunghi anni in terra d’ Oriente, lì apprese la
meravigliosa arte di tessere al telaio coperte e tappeti dai colori
sfavillanti, ma il suo pensiero era sempre rivolto alla sua amata
terra di Calabria, alla sua Cariati. Alla morte del Sultano, quando
poté finalmente fare ritorno a Cariati, Laura fece conoscere alle
sue compaesane quella mirabile arte della tessitura che ancora oggi
è un vanto dell’ artigianato cariatese. Le tessitrici di Cariati un
tempo erano numerose e producevano coperte, arazzi e tappeti dai
colori luminosi e molto intensi con disegni particolari: cestelli,
rose a mazzi, stelle, rombi e altri che richiamano l’ arte
magno-greca. La visita al laboratorio di tessitura della signora
Maria Russo, abile tessitrice di Cariati, e l’ intervista hanno
consentito una completa conoscenza di questa meravigliosa arte in
via di estinzione.
Il telaio
Il telaio a mano delle
tessitrici cariatesi è di antica fattura, costruito da artigiani
locali. Oggi a Cariati ne esistono forse una decina, ma anticamente
in ogni famiglia esisteva un telaio. La
struttura
è fatta di legno di castagno e mediante l’ azione di leve e pedali e
lo scorrimento della navetta nell’ ordito, consente alla tessitrice
di intrecciare i filati di cotone, lana, seta , perlè.
Le parti del telaio sono tante e tutte importanti per il
funzionamento: nigghiulu, palummedde, sugghiordituru, lizzi, cruci,
mbrighedda, peracchia, mortalaru, cassita.
Il lavoro al telaio.
Lo stame viene acquistato
in matasse, dipanate con l’ arcolaio ( a nimula) e poi trasferite in
spagnolette nel telaio attraverso un complicato sistema che li
ordina in fasce. Sistemata anche la trama, la tessitrice inizia la
lavorazione che può essere: liscia (quando il disegno è uniforme
alla trama) e a pizzilunu ( che si ottiene rialzando i punti a mano
con un ferretto ).
Per le coperte si lavorano 3 teli separati e poi si uniscono a mano
con punti invisibili.
La cosa meravigliosa è che la coperta, finita, sembra lavorata
tutta contemporaneamente perché lo schema è unico; infatti la parte
centrale (u zemp) è lavorata in ampio riquadro, intorno una fascia
più larga (paranzula) e una più stretta (u pizzettu) delimitate da
profili (parafilo); la rifinitura è una frangia intorno al bordo.
Le zempere.
Le zempere cioè i campioni da cui vengono presi i disegni per
fare coperte, arazzi e tappeti, sono un vero tesoro tramandato per
generazioni, alcune sono inventate dalle tessitrici osservando un
oggetto e sono gelosamente custodite perché considerate creazioni
esclusive della Gnura, cioè della maestra tessitrice.
Le zempere più conosciute sono: il mazzetto, la vigna, la caccia, l’
aria stiddata, a voculidda, u prat i l’angeli, a rasta cu l’ oceddi,
u crapiu, u per’ira cerza, a greca.
Dal telaio escono splendide coperte molto apprezzate e ricercate dai
turisti e dagli amanti dell’artigianato.
L’
ARTE VASAIA
L’ arte vasaia è un’ attività
artigianale tipica di Cariati dalle origini antichissime, oggi quasi
estinta. I vasai avevano le loro piccole botteghe artigiane
concentrate in un rione chiamato i “Vucalari” nome derivato dal
“vucalu” ,un recipiente di terracotta con manico e beccuccio, usato
per contenere acqua. La bottega del vasaio era molto misera (gli
unici attrezzi di laboratorio erano il tornio e un bancone). La
lavorazione antica era a gestione familiare: le donne raccoglievano
le fascine e badavano all’ essiccazione, i più piccoli preparavano
la creta e gli uomini si occupavano del tornio.
La creta veniva impastata con molta acqua dai giovani e dai bambini
che, per ore e ore, dovevano calpestarla con i piedi e renderla
plasmabile. La creta veniva poi foggiata col tornio, costituito da
due piani di forma circolare collegati da un asse verticale. Il
tornio, azionato col piede sinistro del vucalaru, si metteva in
movimento e, grazie alle mani esperte del vasaio, dava forma a quei
vucali che stupiscono per la loro perfezione. Il maestro, per rigare
i vasi, utilizzava qualche pezzo di pettine rotto, per togliere il
vaso dalla ruota si serviva di un filo. I prodotti venivano esposti
al sole ad asciugare e poi cotti nella fornace per circa 6 ore a 900
gradi. L’ apprendista impiegava parecchi anni prima di diventare
“mastru vucalaru”,cominciava con lavori semplici come “ i rasticeddi”
(piccoli vasi per le piante) e man mano arrivava a quelli più
complessi. Oggi questa attività è quasi completamente scomparsa, ma
nel passato gli oggetti costruiti dai nostri vucalari erano
conosciuti e apprezzati in tutto il Meridione. La produzione
artigianale è stata sostituita da quella industriale; nel rione
Vucalari, dove una volta c’ erano casupole utilizzate per lavorare
la creta e per fornaci, oggi ci sono costruzioni nuove. I pochi
maestri vucalari presenti a Cariati non lavorano più
artigianalmente, né ci sono apprendisti giovani disposti a conoscere
e tramandare l’ arte vasaia.
Gli oggetti dell’
antica tradizione vasaia, più noti, sono:
I vucali : boccali di
terracotta destinati a contenere l’ acqua da bere.
A ciarra: giara usata per la conservazione delle olive sotto sale o
per contenere l’ olio.
A limma: larga scodella dall’interno smaltato.
A rasta: vaso per le piante.
A gummula: piccolo orcio per l’ acqua.
A rasta p’ira liscia: grande recipiente dentro cui veniva fatto il
bucato rudimentale ( cenere e acqua calda).
A lincedda: recipiente panciuto a collo largo, pieno d’ acqua
attinta alla fontana.
U tarzarulu: contenitore per provviste varie sotto sale.
A tianedda: tegame usato per preparare il sugo o i secondi piatti.
A pignata: pentola generalmente usata per cuocere i legumi,
sfruttando il calore del focolare.
I maestri d’ asci
L’unica attività artigianale
fiorente a Cariati è la piccola cantieristica navale. La presenza di
artigiani del legno specializzati nella costruzione di barche da
pesca e da diporto richiama a Cariati tutti gli appassionati del
mare dell’Italia meridionale. L’ arte dei maestri d’ ascia non è
nata sul luogo, ma è stata importata nel 1920 da un abile artigiano
proveniente dalla costiera amalfitana, un certo Natale Monti, che,
da Maiori, in provincia di Salerno, approdò sulla nostra costa
chiamato da numerosi pescatori per costruire delle imbarcazioni.
Dopo la prima barca, Natale Monti, ebbe tantissime richieste anche
dai pescatori di Rossano, Corigliano, Sibari che decise di svolgere
la sua attività a Cariati, dove si stabilì con la moglie e il
piccolo Vincenzo di soli 2 anni. Accanto all’ abitazione, vicino
alla spiaggia, Natale creò un piccolo arsenale a cielo aperto,
successivamente venne annesso un capannone che rimase per decenni il
cantiere dei Monti.
La tradizione familiare continuò con i figli Vincenzo e Cataldo. Il
primogenito, rientrato dal fronte, trascorse alcuni anni a Salerno,
dove ebbe modo di perfezionare, in un cantiere navale, ciò che aveva
appreso nella bottega paterna. Alla fine dell’apprendistato conseguì
il diploma di maestro d’ ascia, rilasciato dalla Capitaneria di
porto di Salerno. Nel 1950 Vincenzo Monti fece ritorno a Cariati per
continuare l’ arte paterna e insieme al fratello Cataldo mantenne il
cantiere attivo per circa 40 anni.
Se ancora oggi quest’ arte esiste è merito di Antonio Montesanto,
cariatese purosangue e unico maestro d’ ascia dell’ intera costa
ionica, che, sin da piccolo, ha seguito i fratelli Vincenzo e
Cataldo Monti imparando il mestiere con grande arte e passione.
Antonio Montesanto con l’ aiuto del nipote Cataldo Aiello, giovane
maestro d’ ascia, e uno staff di collaboratori costruisce ogni tipo
di barca. Il cantiere di Montesanto si trova in contrada Magarello,
si chiama AR BA( Artigiana Barche), è diviso in due parti: la parte
a mare dove ci sono le barche vecchie, quelle in costruzione e il
legname; il capannone dove ci sono pialle, motosega, trapani e l’
immancabile ascia.
Cariati Marina
Cariati Marina, da oltre
30 anni, è uscita dalle antiche mura per allungarsi davanti al mare
e crescere; è attraversata dalla statale 106 e dalla ferrovia.
Cariati nuova si presenta divisa in due parti: una zona a mare e una
un po’ più alta che gravita sulla Nazionale.
La strada nazionale è l’ arteria principale della cittadina, su di
essa si trovano la maggior parte dei negozi, l’ ufficio postale, la
Banca, la stazione ferroviaria, la Chiesa della Madonna delle
Grazie, la villetta comunale, la piazza dei Cinquecento, l’
Ospedale.
La zona a mare ha una spiaggia lunga sei-sette chilometri, a
declivio dolce, sabbiosa in parte e ghiaiosa, con un lungomare ben
attrezzato, sul quale funzionano d’estate numerosi lidi.
Attualmente Cariati Marina è una moderna cittadina e un centro
peschereccio,commerciale e turistico- balneare.
Cariati dispone anche di un porto turistico e peschereccio.
Negli ultimi anni, specie d’ estate, c’ è stato un forte incremento
di presenze turistiche che ha portato come conseguenza l’ apertura
di molti locali.
Conclusioni
Per le ricerche abbiamo consultato
le pubblicazioni dei fratelli Franco e Romano Liguori, storici di
Cariati.
Le fotografie pubblicate ci sono state fornite dall’archivio della
redazione del PONTE.
agli storici Franco e Romano Liguori, al giornalista Leonardo Rizzo
per il prezioso contributo .
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