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Il sindaco di Cariati è messo alle corde dagli attacchi a
ripetizione dell'opposizione
Per la "Lista per Cariati" Il primo cittadino "un
amministratore piccolo piccolo"
CARIATI –
Pasquale Loiacono
- Davvero non c’è pace a Cariati, ed essere sindaco di questa città
è, probabilmente, impresa talmente difficile che, al contrario, le
sette fatiche di Ercole sono una passeggiata, un divertimento, una
bazzecola.
Ci riprova, a testa bassa, la minoritaria “Lista per Cariati”,
rappresentata in consiglio comunale da quattro membri, che si affida
al solito manifesto, indirizzato ad “un amministratore (il primo
cittadino Filippo Giovanni Sero, ndc) piccolo piccolo”, con
l’intento di farlo desistere “dal delirio di onnipotenza
istituzionale nel quale ti sei cacciato mentre il tuo leader, il
vice, il presidente, certi dirigenti e funzionari, qualche signora
e qualche astuto fratello hanno distrutto la vivibilità morale di
questa città”.
Ma, sembra, non tutti i mali vengono per nuocere se è vero che “c’è
voluta la tua maldestra amministrazione per far conoscere ai
cittadini quello che realmente in te alberga: l’arte vuota
dell’apparire, amplificata da un professionista della propaganda”.
Gli oppositori ritengono essere ormai chiari “i motivi del rifiuto
al dialogo con forze politiche e sociali che volevano offrire un
contributo per amministrare finalmente meglio questo paese; rifiuto
anche verso il partito di chi contribuì alla caduta della tanto
vituperata amministrazione Arcudi (l’ex sindaco dimessosi
nell’agosto del 2005, ndc) che, oggi, tutti, al cospetto
dell’attuale, rimpiangono”.
Il governo locale, “aduso allo spregiudicato potere”, pensava,
“puerilmente, di poter percorre con successo le stesse tappe” della
vecchia politica, ma la “pedante e ruffiana guida del Sero” ha fatto
in modo che si smarrisse “la capacità di comprendere il distacco dai
bisogni e dalle sofferenze dei cittadini”.
Ed ecco la massima di novello conio: “Onore non v’è in chi,
concedendo favori ed abusi a parenti e cortigiani, pensa di vivere
con la politica e di trovar fortuna”.
Segue una lunga teoria di consumate “vergogne”: si va dal “montone
d’oro” (riferito al rimborso “milionario” per la sottrazione di quel
capo di abbigliamento occorsa negli anni ’80 ad un consigliere
dell’epoca, zio del sindaco, ndc)alla “cialtroneria verso una
signora” (il famoso “calcio inculo” proferito dal sindaco); dalla
frecciatina all’ufficio stampa al mancato rispetto altrui; dalle
“menzogne” alla mancanza di “pulizia morale” e, per finire, agli
ostacoli frapposti al “confronto civile”.
Lo scollamento fra le parti istituzionali pare, insomma, giunto ad
un punto di non ritorno ed il teatrino, melanconico, del dibattito
franco e leale è sprofondato nel baratro.
Più in basso di così non si poteva cadere. Non resta che la faticosa
risalita: con il contributo di tutti.
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