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Drammatica notte per alcuni malati che non hanno trovato posto negli ospedali di Rossano, Corigliano e Trebisacce e tornano a casa
La chiusura del reparto di chirurgia di Cariati provoca i primi disagi agli utenti della sanità
Mancanza di un ambulanza efficiente, tutela per i medici e personale infermieristico sono altri problemi

Cariati Leonardo Rizzo La chiusura della chirurgia, nel presidio ospedaliero di Cariati, la mancanza di ambulanze, quelle che è disponibili è fatiscente quasi fuori uso, mancanza di tutela del personale medico e infermieristico, sono le prime conseguenze del provvedimento del direttore generale dell’ASP provinciale Franco Petramala, nei confronti dell’ospedale di Cariati, che venendo meno alle promesse fatte, (aveva garantito il mantenimento dell’apertura della chirurgia) ha chiuso il reparto di chirurgia proprio nel momento in cui la popolazione è aumentata da diecimila a oltre trentamila abitanti per effetto dell’arrivo dei tanti turisti. I primi disagi si sono subito avvertiti proprio mercoledì scorso, perché i medici del pronto soccorso hanno trovano molte difficoltà a "smistare" i malati, anche, presso altri presidi ospedalieri della fascia ionica di Rossano, Corigliano e Trebisacce. I fatti: erano le 23 circa di mercoledì scorso quando al pronto soccorso arrivano uno dietro l’altro quattro ricoveri, (chi con forti coliche addominali, coliche renali, un bambino con trauma facciale) con tanto di certificati-impagnativa, tutti da paesi limitrofi. Giustamente i medici del pronto soccorso, dopo i primi soccorsi, essendo chiuso la chirurgia non hanno potuto ricoverarli. Quindi è cominciato la ricerca negli ospedali vicini di un posto letto. Intanto, gli aspiranti da ricoverare, giacevano nella corsia del pronto soccorso su lettini non certo comodi. Sono passati circa cinque ore e nessun posto letto è stato trovato libero per ricoverare questi pazienti in altre strutture. Un dramma, una notte che non finiva mai. Alla fine, quasi tutti i degenti, nonostante sofferenti hanno messo la firma sul foglio di uscita ed hanno abbandonato il pronto soccorso tornandosene a casa. La reazione dei familiari non è stata tenera nei confronti dei medici del pronto soccorso, che per altro eseguivano degli ordini. Ed allora si presenta un altro problema, la tutela dei medici e del personale infermieristico che spesso devono "sorbirsi" le reazioni dei familiari dei malati, alcune volte anche manesche. "Una vera indecenza – hanno lamentato i parenti dei pazienti - una sanità da terzo mondo che nemmeno in Africa si trova. Uno può morire tranquillamente prima di essere ricoverato, per mancanza di un posto letto". Ma non finisce qui, perché l’unica ambulanza in dotazione all’ospedale di Cariati, tra l’altro, avuta in prestito dall’ospedale di Trebisacce, è senza aria condizionata, senza sirena e senza lampeggiante ed ha già avuta la disavventura di rimanere in panne, nell’ultimi 15 giorni per ben due volte. Ma non è finita ieri mattina con una ragazza che doveva essere ricoverata per una appendicite acuta doveva essere trasportata a Corigliano per essere operata d’urgenza. Tutto sembrava pronto per il trasporto verso Corigliano, ma è sfuggito un particolare, mancava l’ambulanza. Sono senza dubbio situazioni che in questi giorni di ferragosto torneremo a parlare, perché l’ospedale di Cariati, oltre a offrire servizio ai cittadini residenti e i tanti turisti presenti sul territorio, (sono circa 40 mila gli attuali abitanti) deve dare assistenza anche agli utenti del distretto sanitario che comprende molti comuni montani già lontani da Cariati con una situazione viaria molto precaria per arrivare al "Cosentino". Analizzando anche la situazione degli altri ospedali della zona, come Rossano, Corigliano e Trebisacce, non è che sia migliore di Cariati, perché anche in quelle strutture sanitarie, la condizione della disponibilità dei posti letto non è migliore visto l’aumento della popolazione anche in quei Comuni.