PERCHE’ IL CAMPO SPORTIVO DEL PONTE DEL VARCO NON VIENE CONSEGNATO ALLA CITTA’ DI CARIATI ? LA LATITANZA AMMINISTRATIVA E DELL’ASS. PROVINCIALE TRENTO






CARIATI – Pasquale Loiacono - La Cariati pallonara si rianima da domani, con l’inizio del campionato di seconda categoria, girone A: due squadre (Asd Cariati e Cariatese) prontissime a riaccendere una passione storica che qui ha trovato il suo “humus” ideale.
Chi non ricorda la gloriosa Cariatese che ha sfornato campioni del calibro, tanto per fare dei nomi, di Vittorio Tosto e Ciccio Cozza?
Ma quella tradizione, che pure ha acceso i riflettori sull’intera comunità, sembra essere indecorosamente bistratta dalle istituzioni, Comune in prima fila.
E veniamo al dunque.
Le due squadre giocheranno di sabato sul “vecchio” terreno del Rinacchio, l’epico rettangolo teatro di leggendarie disfide.
L’urgenza di avere un nuovo e più adeguato stadio era avvertita da anni, fino a quando la Provincia di Cosenza decide, finalmente, di costruire ex novo un impianto in località “Varco”, ad un tiro di schioppo dal centro storico.
I lavori, per un importo di 420 mila e 400 Euro, iniziano il 27 giugno del 2007 e vengono ultimati, come da capitolato d’appalto, il 25 giugno dell’anno successivo.
Ma quella struttura non è mai stata consegnata alla collettività, nonostante le insistenti richieste di chiarimento avanzate dalla minoranza consiliare.
Il sindaco Filippo Giovanni Sero si trincera dietro un “non so, chiedete alla Provincia”.
Niente di più facile, visto che l’assessore provinciale al territorio, Leonardo Trento, fra l’altro anche consigliere comunale, è proprio di Cariati: cosa gli costa chiedere al suo collega addetto alla materia i motivi per cui lo stadio non può essere fruibile?
Il Ponte-online si è occupato più volte del problema e sempre ha cozzato contro un muro di gomma.
Addirittura l’impianto, privo di protezioni, era rimasto aperto a chiunque, anche ai vandali che hanno provveduto a saccheggiare gli spogliatoi, asportando i sanitari e riducendo ad una mangiatoia il terreno di gioco ove pascolano, liberamente, ovini d’ogni sorta.
Eppure i lavori sono stati eseguiti a regola d’arte: i settori per ospiti e locali sono rigorosamente separati; ci sono i servizi igienici per il pubblico e finanche le classiche fontanelle a zampillo verticale per dissetarsi.
E poi uscite di sicurezza; spalti a rigorosa misura di tifoso; spazi aperti a ridosso delle tribune e tutta una serie di misure atte a qualificare il “Varco” come un gioiellino dell’architettura sportiva.
Da Palazzo Venneri, sede della municipalità, rispondono che il dilemma è tutto in mano alla Provincia.
Dalla Provincia nessuno sa dare risposte chiare: perché lo stadio non viene consegnato?
Ora, non sappiamo se il presidente Mario Oliverio sia a conoscenza della vergognosa vicenda, ma una certezza c’è: ogni tanto, quando si realizza qualcosa di utile, prorompe sulla scena una persona che blocca ogni cosa. Perché?
Il sospetto, legittimato da un assordante silenzio, lascia ampio spazio anche a clamorose riflessioni, come quelle espresse da Tommaso Critelli, consigliere comunale di minoranza in quota Udc: “Il sindaco non si nasconda dietro la puerile giustificazione che il nuovo stadio del Varco non è di sua competenza. Ci sono responsabilità precise riconducibili alla latitanza istituzionale dell’assessore provinciale Leonardo Trento che fino a prova del contrario è un autorevole consigliere comunale della nostra città. Il ritardo nella consegna dei lavori è sospetto. Dopo due anni e mezzo ci chiediamo quali siano gli ostacoli. Ed allora ci appare umana l’ambiguità che sottende la manovra, probabilmente determinata dalla ricerca spasmodica del lucro. A tutti i costi”.

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