Le ultine news dalla città del piattello: come impallinare i cittadini




Cariati - Pochi se n’erano accorti, ma lo sport più amato dai cariatesi non è il CALCIO, ma il TIRO AL PIATTELLO che i nostri concittadini non hanno mai potuto praticare per mancanza di una struttura idonea.
Ci pensa, come sempre, la nostra giunta municipale che, come al solito attenta alla qualità della vita dei cariatesi, e dopo anni di estenuanti trattative, annuncia, trionfale, che il poligono di tiro si farà, eccome se si farà.
Quella bufala del CALCIO, che a Cariati non interessa nessuno, viene relegata in soffitta: “È vergognoso che per così tanto tempo – dice una nota di Palazzo Venneri – si siano spese ingenti risorse per uno sport odiato da tutti. Invece il TIRO AL PIATTELLO rappresenta la nostra identità, e noi ne siamo i maggiori ispiratori, dato che la nostra azione preferita, e nella quale riusciamo benissimo, è quella di impallinare la gente”.
La determinazione dei nostri amministratori trova ampia giustificazione in uno studio commissionato alla nota agenzia “Pollogiampasquale” la quale, dopo una meticolosa indagine demoscopica, durata oltre 4 anni, è arrivata alla seguente determinazione: “La vera passione dei cariatesi è quella della CARTUCCIA. Considerato che la fauna cacciabile è in via di estinzione, si consiglia di adoperarsi, per consentire una “valvola di sfogo” alle migliaia di persone che hanno voglia di sparare contro qualcosa (anche contro i segnali stradali), l’immediata apertura di uno spazio idoneo nel perimetro in cui ciascuno possa sfogare l’istinto innato delle polveri da sparo”.
Traduzione: “Apriamo subito un’area che possa ospitare il TIRO AL PIATTELLO”.
In dettaglio, lo studio della “Pollogiampasquale” descrive in maniera certosina le aspirazioni dei cariatesi, che si perdono nella notte dei tempi, tanto da far parte del nostro stesso patrimonio genetico.
Ad esempio, abbiamo appreso che ogni neonato, fin dalla nascita, ha una particolare predisposizione verso il caratteristico odore della polvere da sparo, sicché le mamme, per invogliare i pargoli, di norma restii ad una sana alimentazione, sono solite diluire una robusta dose di pirite nel latte in polvere.
Una pratica che si perde nella notte dei tempi perché, è dimostrato, non è il peperoncino, come si credeva, il condimento ideale di ogni cibo, ma i pallini di piombo calibro 12, ottimi per la diuresi e fondamentali nell’accrescimento dei cariatesi.
Altro che tarantella, olio, sardella, ghiotta, pitt ‘cu i jiriti, alici e affini: la cartuccia è il vero brand della nostra identità, se è vero che nel corso della ultima giunta civica la maggior parte degli assessori ha proposto che finanche il gonfalone venga modificato in tal senso: una cartuccia stilizzata ci salverà.
La “Pollogiampasquale” quantifica anche lo strabiliante indotto economico che deriverebbe da una operazione siffatta: intanto aumenterebbero gli affari delle attività commerciali dedicate a fucili e cartucce, senza contare l’apertura di un’azienda che produrrebbe i piattelli.
Insomma, un vero colpo di reni che allieverebbe la grave crisi globale, dando lavoro a decine e decine di famiglie.
Ma c’è di più, perché ogni cittadino dovrebbe anche munirsi dell’abbigliamento adatto alla pratica del popolare sport, mentre sono già state avviate trattative con la Beretta per l’acquisto, a tasso agevolato, di 10 mila doppiette che, negli anni, potrebbero diventare 60.324, quando si deciderà di iniziare alla nobile pratica anche i bambini del territorio di età non inferiore ai tre anni.
Certamente non mancheranno i problemi determinati dagli spari che metteranno a dura prova i timpani dei cariatesi.
Ma niente paura: il lungimirante Comune ha pensato di dotare tutti i cittadini di apposite cuffie paraorecchi che attutiranno i decibel delle schioppettate.
Altro che biasimare i nostri amministratori: l’idea di istituzionalizzare un’aspirazione legittima dei cittadini riesce, da sola, a coniugare la buona gestione della cosa pubblica con la soddisfazione delle esigenze latenti, mai espresse come si conviene.
Noi esultiamo a questa meravigliosa trovata che dimostra quanto conti la fantasia al potere, l’estro, il ghiribizzo, la passione, l’impeto.
Ma non tutte le ciambelle riescono col buco, perché sembra che Catàvur non sia così d’accordo con il “new deal” stabilito dall’esecutivo, atteso che esso abbatterebbe d’un colpo (magari di fucile) l’immagine della città, costruita interamente sulla tarantella.
Ed ecco, in anteprima, qualche verso della ballata malinconica di Catàvur che la solita “talpa” ci ha passato sottobanco:
Ero l’assessore al bello
Impallinato dal piattello
Ora son solo col fucile
Ma non sparo. Sono un vile?
Amavo tanto la tarantella
La soppressata e la sardella
Ma m’ha detto il mio padrone:
O t’adegui o sei un coglione
Adesso che ci posso fare?
O sparire o sparare.

Consiglio, gratuito, del Ponte-on line: SPARISCI.

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