Amministrative 2011 – Cariati ha bisogno del “Genio” per risolvere i suoi problema? Di politici che rincorrono le “poltrone”? No grazie








CARIATI – Provate a immaginarvi un Paese vittima di una invasione nemica.
Viene proclamata la mobilitazione totale ed il generale designato comandante in campo raduna i suoi sottoposti per esporre il programma di contrattacco.
Si fa un gran silenzio ed il generalissimo, con la fronte aggrottata e la voce grave, dice: “I cittadini tutti debbono sapere che dobbiamo difendere la patria”.
Gli astanti ed i cittadini, che hanno ascoltato il breve discorso, mormorano confortati: “Che stratega”.
Non diversamente si comportano i politici di casa nostra, tutti presi dalla rincorsa alle ambite poltrone di Palazzo Venneri, sede della municipalità cariatese.
Essi elencano semplicemente le cose da fare, sulle quali tutti, ma proprio tutti, sono d’accordo, aggiungendo con vacua fermezza che bisogna proprio farle.
Ora, non c’è nessuno, assolutamente nessuno, a Cariati, il quale non sappia da anni quali sono le cose da fare.
Se svegliate all’improvviso uno che dorme profondamente e chiedete: “Che cosa occorre?”, quello con la voce impastata di sonno, bofonchia: “ Riqualificare il centro storico; sviluppare il turismo…. Accidenti, che ore sono? Piove?” e si volta dall’atra parte.
I signori che aspirano ad un posto in consiglio comunale, mossi da fini nobilissimi, non dovrebbero ripetere una diagnosi che è ormai stranota, ma indicare una terapia nuova, dopo quelle fallite. Le solite pappine non servono; i vertici non funzionano; le “troike” non tirano: si cambia o non si cambia questa musica da morti in piedi?
Eppure c’è qualcuno che ha dei lampi di genialità, ma non tutti i grandi ingegni si somigliano.
Ci sono quelli che hanno il dono della concisione incisiva e quelli che prediligono l’ampiezza dei concetti peraltro non mai vani.
Oggi come oggi a Cariati conosciamo solamente il Genio.
Egli, consapevole dell’audacia dei suoi pensieri e conscio delle conseguenze che possono derivarne, tace, e che gli sta intorno si domanda angosciato: “Come vedrà il Genio la situazione?”.
E come sempre c’è sempre qualcuno incline a pensare il peggio.
Ma il Genio è fatto così: rifugge dai giudizi precipitosi; li pesa e li ripesa due, tre e magari anche dieci volte; poi si pronuncia ed è inesorabile.
Adesso il Genio è a casa, malato. Lo hanno già visitato i medici i quali, dopo aver assai stentato a trovargli la testa, hanno sentenziato che il paziente ha bisogno di riposo assoluto.
Va bene, auguri: ma intanto che ci facciamo qui senza riuscire a sapere com’è veramente “la situazione?”


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